Chi ha ucciso la “Creatività”?

Chi ha ucciso la “Creatività”?

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Come recita la famosa canzone degli 883 “Hanno ucciso l’uomo ragno, chi sia stato non si sa. Forse quelli della mala, forse la pubblicità” oggi la creatività sembra sia morta (o sia stata messa in un angolo) schiacciata tra Influencer e Social predatori. Non si parla di creatività artistica, ma della creatività di e nei contenuti di comunicazione!

Dai grandi marchi a quelli meno conosciuti, oggi il successo si ricerca attraverso piattaforme social, ads a pagamento o influencer di turno, un processo di digitalizzazione che di per se non è sbagliato, ma che pone le aziende in un ruolo quasi secondario, dove il protagonista è l’oggetto o lo strumento, impedendo di comunicare e relazionarsi in maniera DIRETTA con il proprio utente.

La direzione è quella della mercificazione del proprio prodotto/contenuto, senza ascoltare la reale esigenza del cliente finale, che si troverà (probabilmente) ad acquistare, perdendo però quel passaggio fondamentale di creazione del rapporto fiduciario (attenzione! non fedeltà all’acquisto) che permette all’azienda di identificarsi come leader per quel tipo di prodotto o servizio.

Lo scopo è diventare credibile e rilevante nei contenuti che offriamo!

Voi direte: “ma alla fine ho venduto!” Si certo, ma cosa succederà quando l’influencer smetterà di parlare di voi e i social saranno saturi di pubblicità? A cosa serviranno 30/40/100 mila follower se non avete creato nessun rapporto di fiducia e se per mostrare loro del contenuto siete costretti a pagare nuovamente Facebook?

La comunicazione e soprattutto i CONTENUTI non devono puntare a conquistare masse di persone finalizzate alla mera vendita del prodotto del momento, ma DEVONO creare rapporti duraturi nel tempo sul brand.

I brand dovrebbero concentrarsi maggiormente su spazi proprietari (siti internet, mail marketing, magazine, podcast, eventi..ecc) dove veicolare i propri contenuti, che si distinguano dal racconto fiabesco e si affermino con qualità e utilità per i consumatori, così da riprendere quel dialogo creativo che ad oggi sta scemando.

Da uno sterile “compra compra” , ad una relazione continua che può essere giocata con le proprie regole e su qualsiasi strumento.

Un’agenzia di comunicazione non dovrebbe essere un mezzo per ottenere “like”, ma un partner che vi affianchi per raccontare ed identificare il meglio della vostra azienda con contenuti di comunicazione creativi e in linea con tutta la mission aziendale.

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